Premio Celeste aveva invitato gli artisti a presentare opere a Expectations, un’idea curatoriale suggerita dalla critica Manon Slome.

Le opere sono state selezionate da Manon Slome e Julian Navarro.

"TEATRO"anno 2009,olio su tela,130 cm x 80 cm è stato selezionato per il catalogo EXPECTATIONS.


"TEATRO",anno 2009,olio su tela,130 cm x 80 cm
"TEATRO",anno 2009,olio su tela,130 cm x 80 cm

 

 Karwowska, “fragile guerriera” dell’arte in un’antologica a Castel dell’Ovo

 

 

Una guerriera. Fragile e malinconica quanto tenace. E determinata. Una pacifica e visionaria “combattente” dell’arte, armata solo di pennelli e sensibilità empatica che le fanno intercettare silenziosamente l’anima di persone, ambienti e cose riverberati nel simbolismo cromatico (e non solo) dei suoi dipinti dalla personalissima cifra stilistica, ormai riconoscibile come un brand estetico. Per venticinque anni, l’artista di Danzica Barbara Karwowska, classe 1970, polacca di nascita ma napoletana d’adozione, ha ritratto volti, emblemi e atmosfere della “città porosa” dove è giunta per caso, nel 1992, e non se ne è più andata. Qui Barbara ha infatti trovato una potente ispirazione per il suo talento, attraverso una fascinazione feconda che ha impresso una svolta creativa al suo immaginario artistico formatosi inizialmente all’Istituto d’arte di Orlowo, in Polonia, e poi trasformatosi progressivamente, a contatto costante con il caleidoscopio partenopeo.

 

A ripercorrere ora l’evoluzione della poetica dell’artista – che ha avuto anche esperienze teatrali con il gruppo Malatheatre di Ludovica Rambelli, ritratto in diverse sue tele – è un’antologica opportunamente curata dalla storica dell’arte Fedela Procacciniin collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli ed esposta, fino al 23 gennaio, nella Sala delle Terrazze a Castel dell’Ovo (ingresso libero, dal lunedì al sabato ore 9-19, domenica ore 9-14), con il patrocinio del Consolato onorario della Repubblica di Polonia guidato dal console Dario dal Verme, presente al vernissage con l’artista e la curatrice. In mostra, una selezione di una trentina delle opere più significative del percorso artistico di Barbara Karwowska dal 1991 al 2017: dai ritratti bianconeri a matita, dal vivo, di protagonisti del microcosmo familiare dell’autrice («Uomo seduto», «Ritratto di nonna Henryka») ai primi autoritratti dell’artista, dominati dal blu oltremare: come in un grande olio su tela verticale, di emblematica intensità, dove la figura longilinea di Karwowska, seduta e vestita con un abito primonovecentesco, i grandi occhi blu nel volto scavato rivolti allo spettatore, le mani inerti e lunghe come artigli, campeggia su uno sfondo di gotica e misteriosa cupezza, percorso da segni come graffi: «Ero appena arrivata a Napoli – rivela l’artista – e pensavo che questi graffi, fatti con i chiodi, fossero semplicemente una ricerca estetica, un mio espediente per cercare di rendere i riflessi. Solo dopo molti anni, ho compreso che quei graffi in realtà corrispondevano ad alcune ferite che mi portavo dentro…».

 

Segni esistenziali superati dal colore dell’energia e della passione, il rosso: che - con le sue infinite declinazioni - Karwowska inizia a utilizzare nelle opere successive schiarendo via via la composizione cromatica dei suoi cicli pittorici più recenti: come – per citare solo alcuni esempi - l’ultimo, velato di sottile ironia: quello dei «Tombolati», ritratti di personalità a lei vicine raffigurate mentre mostrano il numero della smorfia napoletana pescato a sorte nel cestino in vimini (e riproposto alle spalle della persona ritratta, suggerisce Emilia Sensale, come fosse un’aureola); o come quello perturbante dei Pinocchi in conflitto, o, ancora, quello degli espressivi «Ritratti di Napoli» che raffigurano molti protagonisti della scena culturale partenopea, e non solo (da Jean-Noel Schifano a Roberto De Simone, da Eugenio Viola fino aPaolo Stampa, dove, nel grande ed evocativo dipinto ad olio su tela «Immerso nei pensieri», secondo la curatrice di «impostazione rinascimentale», la stesura cromatica, come la barchetta bianca di carta su un tavolo-abisso scuro, è ancora fredda, percorsa da blu e neri a simboleggiare un viaggio profondo nell’inconscio.

 

Tutti, comunque, costellati in vario modo da alcune ossessioni iconiche dell’artista: centrini di merletto, piume, corone stilizzate, geroglifici decorativi e segni zodiacali, angeli e ombre: a conferire atmosfere di mistero e fiabesco incanto a tele spesso concepite come suggestivi polittici dagli echi klimtiani («Il mio angelo custode») o composti, a riempire un’unica sala, su grandi tele-paravento («Il pizzo»): come l’opera «Il Rosario» del 1999 (27 tele dipinte ad olio, con due ante di cartone dipinto e colorato, costate mesi di lavoro), parte integrante di una mostra personale del 2002 di Barbara Karwowska alla Colombaia di Visconti ad Ischia e donata con generosità dall’artista allaFondazione Luchino Visconti in omaggio al grande regista. Ma dell’opera che doveva restare permanente nel sito, purtroppo ora chiuso, si è misteriosamente persa ogni traccia. Un giallo, con grande rammarico di Karwowska che coglie l’occasione della sua nuova antologica per rilanciare il suo appello al ritrovamento del suo dono.

 

Non mancano, nella selezione a Castel dell’Ovo, anche inquietanti, espressionistici ritratti d’ambiente («Circo esistenziale», «A Napoli la notte è magica», «Mistero. Lanificio 25»), accanto a ritratti (e autoritratti) portatori di precisi messaggi “al femminile” tesi a ribaltare stereotipi e luoghi comuni: come nelle figure zoomorfe dei segni zodiacali, in provocatoria polemica con l’uso dei corpi femminili nei calendari, o come nei dipinti «Fragile guerriera» e «Fragile guerriera a riposo», ispirati da una danzatrice/performer conosciuta da Karwowska a Parigi ed efficacemente raffigurata come una coraggiosa quanto eterea combattente, che nella sua pausa dalla lotta prefigura – quasi come una sacra crocifissione – un’ascensione al cielo liberatoria delle paure, dei dolori e delle violenze terrene. Perché, in fondo, «è la figura umana al centro della scena e dello sguardo dell’artista, immersa in un’ambientazione che si congeda dal reale per giungere ad un piano metaforico, uno degli elementi più cari alla Karwowska», spiega la curatrice della mostra Fedela Procaccini: «Gli spettacoli, il teatro, l’oroscopo, l’incantesimo fiabesco – continua - sono i temi che colpiscono per immediatezza e innata sensibilità. Grazie al ritratto, genere predominante nella sua produzione, l’artista indaga sé stessa e gli altri, prosegue in un’indagine introspettiva, conferendo, di volta in volta, significati simbolici ai dipinti».

 

Di qui l’intento dell’antologica: «Raccontare – conclude Procaccini - anche attraverso tele raramente esposte, il percorso artistico di una donna che ha scelto l’arte come principale veicolo comunicativo dei suoi sentimenti e delle sue emozioni. Indagare, scavare, raggiungere la bellezza grazie ai pennelli, ai colori e a quell’armonia che ricerchiamo in continuazione è il sentimento che viene trasferito all’osservatore dalle opere di Barbara Karwowska». Non a caso, il nuovo impegno dell’artista è ispirato dalla lettura (folgorante) del Cunto de li Cunti diGiambattista Basile, di cui vi è un esemplare in mostra: «…c’era una volta il re di Vallepelosa che aveva una figlia chiamata Zoza», dove Karwowska ritrae significativamente se stessa nei panni della principessa triste della fiaba e il marito Guido nei panni dell’amorevole padre, il Re di Valle Pelosa, che tenta di farla sorridere: «Ho scoperto per caso, grazie all’amico Ignazio Cannavale, i racconti di Basile che mi hanno letteralmente stregata – spiega l’artista -. La loro potenza immaginifica e realistica supera di gran lunga quella delle fiabe nordiche: non riuscivo a staccarmene, e già da una prima lettura sono nate nella mia mente alcune immagini. Di qui l’idea di rappresentare prossimamente, in un ciclo, il Cunto de li Cunti». Un giusto connubio, per una pittura fortemente narrat(t)tiva come quella di Barbara Karwowska.

   

 

di Donatella Trotta

(13 gennaio 2018,IL MATTINO)

 

 

 

 

 

"L'Espressionismo psicologico di Barbara Karwowska"

 

La pittura di Barbara Karwowska rivela nelle sue forme,cosi come nei suoi
contenuti,una connotazione altamente espressiva,non priva di una intensa
introspezione psicologica.La stesura cromatica plasma le figure dipinte,le
avvolge creandogli attorno uno spazio,seppur "indefinito",caldo e accogliente.
L'intimità dei pensieri viene mostrata senza vergogna.Le opere,in particolare
il ciclo humans,sono la chiara manifestazione di un'arte tesa a svelare qualsiasi
sensazione o emozione.I soggetti rappresentati nei lavori Barbara&Guido,Giulia,
Gruppo teatrale e Ritratto di Lucio appartengono alla sfera degli affetti dell'artista.
Essi sono immersi in un vuoto infinito;sono assorti,perduti nei meandri più reconditi
della loro psiche.
Le fisionomie raffigurate rafforzano la profondità dei pensieri.I volti dipinti seguono
il principio sequenziale delle verità nascoste,cosi come facevano i naturalisti italiani
nel Seicento e gli espressionisti tedeschi nel Novecento.Ad essi si accompagna,
poi,la decisa carica tonale.Di grande rilievo è la luce delle opere,la cui vitalità è
da ricercare nell'esperienza "mediterranea" dell'autrice,quale completamento della
sua formazione est-europea.Non manca nei lavori della Karwowska la matrice simbolista,
a tratti onirica,apportatrice di nuovi modelli iconografici,già insiti nei dipinti La Magia
dei Ricordi ed Immerso nei pensieri.

(Luigi Fusco)

   

 

                                                              

                       "La fonte del ritmo"


Il tempo lo dà Giuseppe Chiari,con il suo spartito.Il tempo è il ritmo,ma è anche il passaggio di lune intercorso
da quel lontano 1988,l'anno in cui il compianto artista fiorentino realizzava per lo Studio Oggetto di Massimo De
Simone la prima grafica contenuta in questa cartella.
Formidabili quelli anni Ottanta,aperti dalla Transavanguardia e chiusi dal Neoconcettuale.In un decennio la massima affermazione della pittura e la sua stessa negazione.Anni di contraddizioni e di massimi splendori,di grandi mostre e di crescente proselitismo.Proprio in quegli anni lo Studio Oggetto,transitato da Caserta a Milano,coglieva i massimi risultati possibili,affermandosi a livello internazionale.
Si "RipArte"ancora una volta da un artista di rilievo storico.La prima volta con Angeli,ora con Chiari,affinché sia una partenza lanciata.
Eccola la fonte del ritmo,quello spartito policromo dove il pentagramma e le note sono unità linguistiche,capaci di vivere e di far vivere emozioni a colori.Ma il ritmo viene anche dall'incontro di culture,di lingue diverse parlate all'unisono,con la grande coralità che è l'universalità del linguaggio artistico.
Fluxus era proprio un bel nome.
"La fuente del ritmo" non trova soste e ha sempre una scia di faville.Sono i lavori degli artisti di generazioni successive a quella di Chiari,realizzati appositamente per questa cartella nel corso dell'anno.
Non c'e la musica negli occhi della splendida bimba rom fotografata da Maurizio Cimino,ma c'e comunque il ritmo del suo cuore.Ti prende la mano con  il sorriso e ti dice rassicurante"Sono un angelo".E una favola manga al contrario,un idillio sociale.
La superficie è tutta una scansione,un equilibrio tra geometria,colori e figure.La Napoli crocevia di culture di Barbara Karwowska sarà anche quella melodica,cara al Pulcinella danzante,ma è soprattutto quella multietnica,dalla parlata meticcia.E quella figura femminile che balla in primo piano è l'emblema di una musica della terra che avvolge i nostri corpi.
Alessandro Manna affida a uno strumento musicale,il contrabbasso,il compito di sintetizzare in un unico scatto il ritmo,la velocità e l'ironia.Sul piano armonico si aprono le due fessure dette "effe".E ricordano tanto quelle impresse sul corpo di Kiki in "Violon d'Ingres"da Man Ray.Rifare il verso maestro dadaista è un raffinato gioco di rimandi,citazioni e incursioni nella contemporaneità.Il contrabbasso suona per hobby,per destino,per naturale vocazione,socialmente utile.
E il Belvedere di San Leucio quel palazzo appena accennato da Battista Marello,è il monumento borbonico che ha visto proprio negli anni Ottanta i grandi eventi artistici proposti da Massimo De Simone.E il Belvedere non potrà più dimenticare la gioia e la musica degli accadimenti passati.Ecco perché,a imperitura memoria,compare sulla facciata la scritta "Studio Oggetto".E una luce subito s'accende.
E il graffito di un paesaggio urbano quello dipinto da Ali Nasserddine,ricordano il suo Libano.E terra lontana,travagliata,è terra che soffre.Le case hanno un loro ritmo,un loro reiterarsi modulare.E poi il cielo,tanto cielo,tutto il cielo che si può sognare.Liberi,liberi,verrebbe da dire.Ma questa è un'altra musica!

                                                                                                                                                                     Enzo Battarra

 

 

 

Un'entusiasmo di vita unito ad un'intreccio di personali ricordi,cosi si può definire la mostra personale dell'artista polacca Barbara Karwowska
dal titolo "Entrando nella magia del rosso",che sottolinea con forza i suoi affetti in chiave squisitamente simbolista.
Colore da sempre impiegato nei millenni per sottolineare la linfa vitale umana,basti rammentare ad esempio che ancor oggi presso i Lacota(Sioux)
il colore rosso viene visto,considerato quale monito da seguire per una coretta vita piena di valori evirtù.
I dipinti di Barbara Karwowska appaiono come un sussegguirsi di immagini:in un'intimismo sviscerale e femminile sono difatti scanditi,impreziositi
dalla meticolosa pennellata dell'artista(si vedono i particolari dalla piuma,del corvo).
Molto suggestivo e il dipinto dei nonni indicati con l'aureola e le ali scure:forse pensieri contrastanti di affetti ormai lontani,ma veri che con generosità,
maturità pittorica,aquistano appunto una valenza universale.
Singolare è anche l'autoritratto dell'artista ma ancor più in "Napoli crocevia di culture"che sottolinea anche la sua personale aquisizione partenopea
integrando quasi in se stessa uno dei simboli cari a questa meravigliosa città overo pulcinella.
Barbara Karwowska e una potentosa e suggestiva artista che sa valorizzare appieno il suo percorso interiore e terreno.

 

Valleria S.Lombardi
(Dott.ssa storia dell'arte contemporanea)